Gian Giorgio Massara storico e critico d’arte “I SOGNI HANNO UN COLORE?”

Carla Icardi – architetto presente dal 1990 alle realizzazioni dei più importanti progetti architettonici di Fiatengineering, come l’architettura Ferrari a Maranello, e ai successivi interventi di Maireengineering e di Tecnimont in Italia e all’estero – da dieci anni si dedica in modo sistematico alla pittura.

L’artista raffigura prevalentemente varie città che vengono colte nel momento del più intenso traffico, con fiammeggianti automobili che sfrecciano, ricche di insegne e popolate da anonime catene di “anime”, intese nelle luci effimere di Las Vegas invitanti alla perdizione; altri siti accolgono gli ultimi disperati accanto ai quali pulsa un altro mondo, quello delle Favelas, degli Emirates: qui maggiormente compaiono fra i palazzi grandi occhi scuri, profili di volti a suggerire presenze celate, insidiate: realtà scomparse.

I colori che sceglie e usa sono giocati spesso sul nero di fondo ove si distendono luminosi spazi turchesi, blu, verdi stridenti. Una tela è determinata da un evento tragico che ha colpito – all’improvviso, nell’arco di pochi minuti – la sensibilità del mondo intero: lo Tsunami s’è abbattuto su di una costa distruggendo vite e memorie. Ecco allora, in un dipinto, profilarsi una città composta da grattacieli dalle mille finestre illuminate, segni indeterminati all’orizzonte e in primo piano l’immensa onda guardata da uomini ormai senza volto: una sola, tragica presenza, a margine dell’opera, implora pietà mentre un volto scompare in un ultimo sguardo che sa di tragedia.

Carla Icardi ha al proprio attivo numerosi incontri d’arte che l’hanno portata a esporre – ad aggiudicarsi altresì premi e segnalazioni – in varie località del Piemonte, da Pavarolo ove dipinge nell’azzurro la torre che anche Clemente Rovere disegna nel 1833, a Susa ove si sono celebrate le pittrici che non ricevono “solo mimose”, da Santo Stefano Belbo a Baldissero Torinese.

Ma una delle tappe più significative è certo contraddistinta dall’invito rivolto alla nostra pittrice di esporre una propria opera in occasione dell’incontro Torino chiama Luxor – Luxor chiama Torino: la presenza del Governatore della città egiziana e della Presidente della Regione Piemonte, sottolinea il significato di una manifestazione alla quale la Icardi partecipa con un dipinto nuovamente ispirato al tema della Città.

Nessun artista però giunge all’astrazione senza aver percorso – in modo convinto – la via del paesaggio, quello reale che ci circonda, ove si riconoscono immediatamente il vento che scompiglia i panni stesi sulle cordicelle d’un ballatoio sovrastato da una cascata di fiori, un parco sotto la neve con la panchina che non può accogliere gli innamorati, oppure il greto d’un fiume che scorre faticosamente fra chiazze di ghiaccio.

Già in queste tele Carla Icardi – frequentando i corsi di Sandro Lobalzo – mostrava di saper positivamente affrontare il soggetto per tradurlo in una personale, intima poesia; il limite fra questa produzione e le future Città, s’individua nell’opera L’assedio campìta su di un fondo scuro interrotto solamente da grigia nuvolaglia e dalla candida falce di luna, con un bosco pietrificato in primo piano a fare da quinta prospettica, alti palazzi, un campanile, facciate dalle finestre accese; sta a noi visitatori cogliere emotivamente le presenze che pulsano oltre le pareti grigie, come misterioso è tutto un gruppo di opere nelle quali surreali volti hanno una risata innaturale.

Incognita è altresì la figura che procede con un pesante fardello sulle spalle; così pure certi ritratti iterati vivono in un proprio mondo fra il grottesco e la memoria della realtà.

Ci viene spontaneo definire queste ultime opere “situazioni” poichè la fase successiva s’identifica invece con il dipinto Abbraccio nel quale le espressioni dei volti sono scomparse a far luogo a delle immagini “che vanno”, sagome solamente, ricordi di una vita che s’è perduta, che tendono Verso la luce in un gioco cromatico fra i rossi violenti e i neri; che attendono infine che al Crepuscolo qualcosa accada.

L’attesa: sensazione questa che tutta l’umanità ha vissuto, talvolta inutilmente vissuto, oppure che ricorda come momento di gioia. E’ in “attesa” dunque la figura rannicchiata presente nel dipinto Bahamas, profilata contro un cielo dagli sprazzi dorati, in atto di meditazione; ma la parte inferiore della tela è dominata dalla memoria di una città blu fra le cui finestre s’insinua uno sguardo profondo e lontano. Bahamas è un dipinto assai ben costruito nei dominanti spazi indeterminati, negli interventi cromatici inusuali, nel sentimento di mistero che sa suggerire.

A questo dipinto segue l’interessante Città al tramonto articolato in due sezioni, l’una composta da tasselli luminescenti, la seconda da una serie di basse costruzioni nelle quali solamente i pochi panni stesi denunciano celate presenze per cui ci si chiede: chi vive al di là delle finestre chiuse oppure buie? Quali drammi, amori, angosce, interrogativi si nascondono nel paesaggio privo di immagini.

Si potrebbe pensare all’azione scenica di uno spettacolo destinato a terminare allo spegnersi dei riflettori.

Non è però a questa realtà che la Icardi tende: il suo mondo è popolato di uomini indefiniti, fantasmi, memorie fattesi colore, da intime storie che si materializzano per svanire all’alba.

Aprile 2010