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Pittore e maestro d’arte Sandro Lobalzo “TORMENTI DELL’ANIMO”
La ferrea e ostinata ricerca, l’elaborazione fantastica della rappresentazione, contraddistinguono il percorso artistico di Carla Icardi, percorso accidentato che a volte Carla aggira, a volte affronta a muso duro accettando la sfida, altre s’arresta assalita da dubbi e fantasmi che solo lei avverte… ma in fondo in fondo tutti, artisti e no, hanno il loro “fantasma” col quale misurarsi quotidianamente.
Per il pittore il percorso a ostacoli è una costante, quasi cercata, come il pedone che volontariamente allunga il tragitto zigzagando fra un isolato e l’altro, avendo così la probabilità, l’occasione di più incontri, ognuno dei quali è una sollecitazione, l’affiorare di un ricordo, una nequizia, esperienze da immagazzinare, triturare, impastare e restituire filtrate e odorose di sé.
Conobbi Carla ai Corsi Cedas e subito mi colpì, oltre che per l’innata eleganza e la squisita gentilezza, per la determinazione con la quale, fra mille difficoltà (la famiglia, l’attività di architetto, che la porta a spostarsi spesso) riusciva a ritagliarsi uno spazio per coltivare la sua grande passione: la pittura.
Posso dire di averla vista crescere sotto i miei occhi, lievitare lentamente ma inesorabilmente, prendendo confidenza sempre maggiore con mezzi espressivi quali l’acquerello, l’olio, l’acrilico, tecnica questa che mi sembra prediliga, tecnica che le permette di fare e disfare, rincorrere i suoi sogni, materializzarli, proporceli, angosciarci anche, porsi e porci delle domande che non necessariamente vogliono risposte.
Settembre 2005
Pippo Ciarlo nella rivista “Aperto Torino”
Se nella vita il segreto per essere felici è “sapersi accontentare” sarò sempre inquieta come i miei quadri. L’ambizione di crescere nell’arte pittorica è sempre stata latente in me fin dal periodo scolastico. Poi la vita mi ha portata a lavorare come architetto in una società di Ingegneria, imprigionando per lungo tempo questa primitiva passione. Nell’opinione comune c’è, attorno all’artista, la fama di un estroso perditempo, che non fa un lavoro “vero”, ma vive disordinatamente, questo perché:
L’ANIMALE CHE VIVE IN GABBIA NON PUO’ AMARE QUELLO CHE CORRE!
Così anch’io ho dovuto “mettere da parte”, come chiunque voglia campare decentemente. Un paio d’anni fa, poi, la passione covata per anni, mi è esplosa dentro, ed oggi trovo nella pittura finalmente la mia vera forma espressiva. Oggi mi emoziona l’acquerello per la sua immediatezza e la sua spontaneità, mentre l’acrilico mi dà sensazioni forti, perché riesco a dare intensità interiorizzata ed espressione all’idea. Sento dentro una grande potenzialità: voglia di sperimentare, senza il vincolo di soggetti privilegiati, perché credo che la mia anima sia un eterno divenire: ho bisogno di crescere, per continuare la ricerca di me.
Tra l’ambiente creativo, ovvero il contenitore in cui nascono le opere, e l’artista, esiste certamente una relazione. Nel mio caso lo studio è il posto dove si concretizzano le idee, con la giusta luce, l’atmosfera creata dalla musica, dal calore della casa che mi accoglie ogni sera dopo il lavoro. La stanza è luminosa, con vista sulla collina, tuttavia lavoro essenzialmente di sera, quando il respiro della notte mi predispone ad interiorizzare le idee. Resto sola con me stessa fino a tardi, ed il “posto” dove lavoro entra in sintonia con la mia mente.
La mattina, ahimè, vado a lavorare con le occhiaie, ma felice. Sempre, prima di uscire, passo dallo studio per dare un’occhiata a ciò che ha preso vita la sera prima.
Pippo Ciarlo nella rivista “Aperto Torino”
Maggio 2005







